Nel 703 i tre fratelli longobardi Tato, Taso e Paldo fondarono il convento di San Vincenzo al Volturno. Avuto in donazione il territorio, la Badia di San Vincenzo al Volturno, mandò sul luogo i monaci che costruirono la chiesa ed il convento annesso. I monaci, probabilmente, furono accompagnati da alcuni coloni che contemporaneamente fondarono il vicino villaggio che dalla basilica prese il nome di Villa S. Maria in Basilica
Durante la dominazione dei Franchi in Italia (774-888 d.C.) Villa S. Maria continuò a far parte del ducato di Benevento, e successivamente del ducato di Spoleto.
Intorno all'anno 930, si affermò una potente famiglia di origine franca che diede origine alla dinastia dei Borrello i quali divennero signori di un vasto dominio feudale. Le terre di questi nobili si estendevano tra il Molise ed il Chietino, tra il medio Sangro e l'alta valle del Trigno. Tale territorio prese il nome di stato Burrellense e comprese anche Villa S. Maria.
Nel 1024 I normanni conquistarono gran parte dell'Italia meridionale. I discendenti dei Borrello riuscirono comunque a mantenere i loro possedimenti
Nel 1268 Villa Santa Maria fu distrutta da una delle tante scorrerie dei Saraceni. Un anno dopo la cotea di Teate di cui faceva parte Villa Santa Maria, fu donata da Carlo d'Angiò, sovrano del regno di Napoli, al nobile francese Rodolfo di Cortiniaco
Villa S. Maria fu bruciata nel XIV sec. per mano del duca di Vaches in punizione di una ribellione alle prepotenze feudali. Una volta ricostruita, agli inizi del XV secolo, appartenne a Giacomo Caldora, signore di Castel del Giudice. La ereditò Antonio Caldora, che sconfitto da Alfonso d'Aragona la dovette cedere a Giovanna, moglie del successore di Alfonso, Ferdinando d'Aragona.
Nel '500 Villa Santa Maria passò ai principi Caracciolo Nel XVII sec. A causa di una terribile pestilenza e spinti dalla necessità di trovare luoghi più sicuri contro le continue incursioni bandistiche gli abitanti superstiti abbandonarono l'originale dimora trasferendosi a quella odierna sulla riva destra del fiume Sangro. I discendenti della famiglia Caracciolo governarono il piccolo centro fino all'abolizione del feudalesimo, avvenuta nel 1806.


