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DAN FANTE: Recensioni

il Centro
Cultura & Società
16 settembre 1999

Una vita al limite tra alcol e poesia
Fante, esordio nel segno del padre
Dan rende omaggio alla scrittura di John con "Angeli a pezzi"

di Paolo Di Vincenzo

Parlare della propria famiglia, pur con qualche libertà letteraria, è un marchio di fabbrica dei Fante. Così dopo le stupende pagine dello scrittore italo americano John Fante in cui si parla spesso del padre (abruzzese di Torricella Peligna), dei fratelli e poi dei figli (basti pensare all'irresistibile "Il mio cane stupido", contenuto in "A ovest di Roma", Fazi editore), arriva ora in libreria l'opera prima di Dan Fante, figlio di John. Dan, che scrive commedie e - si legge nella quarta di copertina - si dedica all'assistenza di persone recluse, ha pubblicato in Italia "Angeli a pezzi" (Marcos y Marcos, pagine 212, 23 mila lire). E' un libro bello, forte, dal linguaggio esplicito a volte anche troppo crudo, che ricorda enormemente i lavori dell'altro Fante quello (finalmente) famoso. Dan racconta un momento cruciale della sua vita, e di quella di ogni uomo: la morte del padre. Il richiamo a John, dunque, è obbligatorio. Ma leggendo "Angeli a pezzi" l'agonia del padre (morto nel 1983, ormai cieco e senza gambe per l'amputazione conseguente a una gravissima forma di diabete) viene sovrapposta a quella di Rocco, il bull-terrier del padre (anche il cane ha la sua parte di notorietà tra i lettori fantiani) e al difficile, lento, altalenante percorso di uscita dal demone dell'alcolismo da parte del protagonista. Se Fante senior nascondeva (si fa per dire) il nome della propria famiglia con Molise (chissà perché non Abruzzo) o Bandini, Dan Fante diventa Bruno Dante mentre il nome del padre rimane quasi invariato: Jonathan. Quello che emerge è una eccellente qualità di scrittura e una straordinaria facilità di tenere il lettore incollato alla pagina. Una qualità evidentemente impressa indelebilmente nel dna familiare. La vicenda parte in un dicembre non definito quando Bruno Dante, appena dimesso dal reparto "alcolizzati e malati di mente dell'ospedale San Giuseppe di Cupertino" parte in aereo per andare a Los Angeles, al capezzale del padre che sta morendo. Un viaggio, quindi (topos di tanta letteratura americana), attraverso gli States ma che è solo l'inizio di un viaggio ben più difficile per il protagonista: all'interno dei propri ricordi, degli affetti, delle proprie follie causate dall'uso incontrollato dell'alcol. "Mettemmo i bagagli nella Ford e puntammo a nord verso Malibù", scrive Dan Fante, "Seppi da Fab che le condizioni di papà non erano cambiate. I reni non funzionavano più e i medici dicevano che sarebbe morto nel giro di un giorno o due. (...) Rammentai le fotografie di com'era la casa di mio padre trent'anni prima. Una grande casa a forma di Y, stile ranch, isolata su una scogliera ventosa, otto miglia dopo la Malibu Colony". Chi ha letto l'opera di Fante (a partire proprio da "Il mio cane stupido", racconto di cui John Turturro e Peter Falk - il primo come regista, il secondo come protagonista - dovrebbero presto girare un film) si trova a proprio agio, quasi a casa. Riconosce l'accogliente villa a forma di Y di Malibù, i cani di John Fante, la famiglia divisa, l'ossessione della scrittura, l'odiata ma remuneratissima attività di sceneggiatore di Hollywood. Chi non conosce Fante senior può gustare comunque questo bel libro: le peripezie di Bruno Dante alle prese con Jack (il whisky), con una giovanissima prostituta che per un po' di pagine l'accompagna nella sua vita scombinatissima, con il suo tentativo di uscire dal giogo dell'alcol, l'odio-amore per il padre.

 
A life on the edge between alcol and poetry
Fante, beginning in the name of the father
Dan pays homage to John's writing in "Angeli a pezzi"

by Paolo Di Vincenzo

To speak about their own family, though with some author's license, is a Fante trademark. Thus after John Fante's wonderful pages where there is often mention of his father (an Abruzzese from Torricella Peligna), brothers and children (let us only mention the irresistible "My dog stupid", in the collection "West of Rome", published inItalian by Fazi), now the first work by Dan Fante, John's son, arrives in the bookstores. Dan, who is a playwright and - as we read in the back of the cover - is devoted to helping persons in jail, published in Italy "Angeli a pezzi" (Marcos y Marcos, 212 pages, 23,000 lire, "Chump Change" in the original English version). It is a fine, strong book, using explicit sometimes too crude language strongly reminiscent of the other (belatedly) famous Fante. Dan recounts a crucial moment in his own life, and in the life of everyone: his father's death. The mention of his father is therefore necessary. But when we read "Chump Change", the agony of his father (who died in 1983, blind and without his legs, surgically amputated in consequence of a terminal form of diabetes) is superimposed on the agony of Rocco, the father's bull-terrier (the dog also is quite popular with Fante's aficionados) and to the difficult, slow, back and forth path of getting rid of the alcohol demon by the main character. If Fante senior used to hide (so to say) his family's surname with Molise (who knows why not Abruzzo) or Bandini, Dan Fante becomes Bruno Dante while his father's name stays almost unchanged: Jonathan. What strikes us most is his excellent writing quality and extraordinary skill at keeping the reader glued to the pages. A quality which is undoubtedly permanently impressed in the family DNA. The story begins in an undefined December when Bruno Dante, just dismissed from the "alcoholics and mentally disturbed" department of San Giuseppe di Cupertino hospital, takes a plane to Los Angeles to be at his father's deathbed. So he is on a journey (a common theme in so much American literature) through the States which is for the main character only the beginning of a much more difficult journey: to the insides of his own memories, his feelings, and the follies caused by his alcohol abuse. "We put our baggage into the Ford and drove north to Malibou", writes Dan Fante, "I learned from Fab that Dad's conditions were unchanged. The kidneys were not funtioning any more, and the doctors said he would pass away in one day or two. (...) I remembered the pictures of what my father's home wa slike thirty years ago. A large, Y-shaped house, like a ranch, isolated on a windy cliff, eight miles away from Malibou Colony". Those who read Fante's works (starting right from "Il mio cane stupido", a story from which a film is to be made with John Turturro and Peter Falk - the former as director, the latter in the main role) will find themselves almost at home. They will recognize the cozy, Y-shaped villa in Malibu, John Fante's dogs, the divided family, the obsession with writing, the hated but very well paid scriptwriting Hollywood job. Those who do not know Fante senior can nonetheless enjoy this fine book: Bruno Dante's fights with Jack (whisky), with a very young prostitute who accompanies him for a number of pages in his highly chaotic life, with his attempt to abandon his alcohol slavery, with his love-hate for the father.