English Italiano

Diario dall'Aquila

alla luce della luna

Nel chiaro di luna L'Aquila è di fronte a noi, che viviamo - sì, noi viviamo - sulla collina di fronte Collemaggio - la città è buia, niente luci, tranne alcuni lampioni - fumo bianco si alza proprio sopra Collemaggio, ed al centro di Via XX Settembre, e anche in direzione della cattedrale di San Massimo, che non si vede da questa mia posizione. Collemaggio no, per favore, no San Bernardino, sono gli organi vitali, pulsanti della vita della città, per favore fa che Collemaggio non sia crollata ... Tremante nella fredda notte del più freddo capoluogo d'Italia, Caty con una sola pantofola, i due figli avvolti in coperte, mentre il padre porta l'auto lontano da casa - già, avevamo lasciato la macchina pericolosamente vicino alla casa - e i ragazzi vi entrano. Un'altro vicino risale in auto la strada secondaria lungo la quale ci troviamo, verso la strada principale, e scopre che non possiamo uscire in auto, la casa all'inizio dell'incrocio è crollata ricoprendo la strada, ci sono due persone sotto, così tutti i vicini accorrono ad aiutare.

Sono passati pochi minuti, le sirene irrompono nel silenzio della notte: sirene da ogni strada, ambulanze, pompieri, polizia, continueranno a venire e andare ancora più disperate per tutte le lunghe ore fino al mattino. Cerco per un tempo interminabile di raggiungere la mia figlia maggiore sul cellulare, "rete occupata", immagino le migliaia e migliaia di persone che ripetono all'infinito le loro chiamate. Finalmente lei riesce a raggiungermi più di un'ora dopo, dice con voce che non riconosco "MAMMA! COME STATE?" tra lacrime e singhiozzi, è in centro, "è terribile, terribile ...". Sta bene, è stata appena raggiunta al telefono dalla madre del suo fidanzato che abita sulla costa, e sono già in viaggio verso L'Aquila. Prenderanno con sé lei e gli altri due figli, che accompagno passando tra le rovine della casa all'inizio della strada, una donna è stata tirata fuori, ma il padre è ancora sotto. Vedo i miei ragazzi partire, tremano tutti, quando ci vedremo di nuovo?

In attesa dell'auto degli amici, continuavo a chiamare i miei fratelli, mia sorella, mio padre. Non c'è copertura. Parlo con mio padre, 80 anni il prossimo ottobre, che abita solo al quarto piano, "sono vivo", dice, non c'è luce, gli dico di muoversi, lentamente, per andare alla porta d'ingresso e iniziare a scendere le scale, una ad una, mantenendo le mani lungo la parete. Non so se è la procedura corretta, ma temo che arrivi un'altra scossa, e la sua casa potrebbe non resistere, non può rimanere lì. In seguito ho saputo che mio padre aveva trovato la porta bloccata a piano terra, ma uno dei miei fratelli con il figlio aveva raggiunto la casa a piedi, rotto i vetri di una finestra laterale della tromba delle scale e l'aveva fatto uscire. Un altro fratello mi raggiunge sul cellulare, anche lui e la sua famiglia stanno bene. Nessuno riesce a raggiungere il nostro fratello minore, che vive in un vecchio palazzo ristrutturato nel centro storico, e 2 ore sono già passate. Infine arriva la notizia che anche lui è salvo, suo cognato da Dublino è riuscito a parlargli. La nostra cara mamma, dal 15 agosto di due anni fa lassù ovunque sia dove possono vedere tutto, ha schermato tutti i figli e nipoti con il mantello del suo amore totale.