La mia città tanto fiera, fondata per regio decreto dai castelli della valle, è profondamente, profondamente ferita nelle sue pietre, i vicoli, le chiese e soprattutto, tragicamente sopra tutto, la sua gioventù, il cuore pulsante della gioiosa vita notturna, tutti gli studenti che affollavano portici, piazze, parchi e locali, divertendosi, come è giusto che sia, nei loro anni migliori, gli anni in cui i giovani si preparano a diventare fari luminosi della nostra società, mettere su casa, crescere bambini meravigliosi...
La città piange lacrime di sangue, il sangue e la carne delle vittime mescolati alle pietre e alla polvere, una polvere affamata di giovani vite, come fu per tutti quei piccoli angeli di San Giuliano di Puglia, ora a scuola con la loro cara maestra in un mondo troppo lontano dal nostro.