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Diario dall'Aquila

Gli Angeli del Terremoto

Questa espressione è ormai consolidata nella mente di migliaia di noi. Il secondo giorno dopo il terremoto, accampati sotto un fragile gazebo, di quelli adatti a picnic improvvisati. Molte cose essenziali mancano, come l'ACQUA. L'elettricità è stata riattivata 24 ore dopo il terremoto, e le linee telefoniche e le linee ADSL anche, ma non l'acqua e neanche il metano. Poi la mia macchina non aveva abbastanza carburante per lasciare la città, e le notizie dalla TV - posta sotto il gazebo - sono che i pochissimi distributori aperti sono riservati ai veicoli di soccorso. Il che è giusto. Mio cognato, un artigiano che fa ricostruzioni medievali e lavora sporadicamente per giostre e tornei - sta usando un elmetto tedesco della Seconda Guerra per entrare in casa ogni volta che abbiamo bisogno di prendere qualcosa. Grazie alle sue passioni, ha decine di amici in varie città, e un gruppo di loro da Avezzano sta cercando di far arrivare una tenda fornita da privati.

La notte passata ha piovuto, l'aria all'interno della vettura era satura di umidità, c'era condensa ovunque, ogni paio d'ore dovevamo mettere in moto l'auto per asciugarla un po'. In tarda mattinata arriva un furgone con dei giovani in uniforme mimetica. Sono così belli, non rasati da giorni - sono al lavoro da 48 ore - abbronzati, sorridenti, sembrano star di Hollywood usciti da qualche Die Hard. Ci vengono incontro e abbracciano tutti, è la prima volta che sento lacrime imperiose premere contro il rigido controllo delle mie emozioni, una cascata. Penso che siano abituati a queste reazioni, non sembrano farci caso.

Passano due ore a montare una tenda 4 posti, sotto il sole ardente delle montagne. Lasciano acqua, biscotti, scatolette, pasta, saponi e salviette igieniche, e alcuni litri di gasolio per la mia auto. Ma a parte le provviste, è la loro presenza la cosa più preziosa, la loro stessa presenza che dice "non siete soli".