English Italiano

Diario dall'Aquila

10 aprile 2009 - il Funerale

11 am - Funerale di Stato per 205 delle vittime - ho cercato di raggiungere il luogo a cielo aperto, ma solo 7 membri per ogni vittima sono ammessi. Questo è giusto, seguirò la cerimonia in TV ... "dove le lacrime verranno asciugate..." le parole provengono dallo schermo, è il cardinale Bertone a parlare - da Isaia: "un giorno ricostruiremo le vecchie rovine ... ricostruiremo le città devastate... oggi la Chiesa piange il suo Re crocifisso, l'ultimo grido finale risuona prima del silenzio ... Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato ... rimane il silenzio ... Il Silenzio dell'uomo invaso dal dolore. Dio può sembrare assente ... le tenebre degli occhi pieni di lacrime possono oscurare i raggi del sole della primavera ... Dopodomani sarà Pasqua, come nelle parole dell'Angelo ai Discepoli ... Non abbiate paura ... so che cercate Gesù Crocifisso ... non è qui, è risorto!".

Non abbiate paura ... non abbiate paura ... queste parole risuonano profondamente pronunciate da un'altra voce, la voce potente, affettuosa di Papa Karol Wojtyla, al quale L'Aquila ha dedicato una vetta del Gran Sasso, il papa che spesso venne qui nei primi anni, quando era più giovane e forte, a passare una giornata sulla neve, a sciare come nella sua terra natale, a scambiare due parole con un pastore. Karol aveva "adottato" le nostre montagne. Mentre guardo il funerale in tv un vento leggero agita la veste cerimoniale dell'Arcivescovo aquilano, il nostro "don Giuseppe", come ancora lo chiamano molti di quelli che l'hanno avuto, giovane sacerdote, come insegnante, che come parroco ha celebrato tanti matrimoni e battesimi, come arcivescovo ha cresimato molti di quelli di cui ora si ritrova a benedire l'ultima casa di legno zincato... quel vento leggero dà la sensazione che Karol sia qui, accanto all'altro nostro Papa Celestino V, e le loro grandi braccia circondano la folla di anime che cercano di riversare conforto nell'insaziabile buco nero di disperazione di madri, padri, figli, coniugi, amici schiacciati dalla perdita dell'insostituibile essere umano, dal futuro popolato di sogni e progetti ora diventato vuoto deserto.

Dobbiamo solo ringraziare Dio per quello che abbiamo ancora, la nostra vita e quella dei nostri cari, ma non possiamo trattenere le nostre lacrime per questi disperati fratelli e sorelle. Solo un centimetro più a destra o sinistra, un mezzo secondo troppo tardi o troppo presto, una scossa solo un po' più forte, e ognuno di noi potrebbe essere lì, a riposare per sempre, o con la vita per sempre amputata. Il momento che nessuno vuole consapevolmente immaginare, quando ci si trova improvvisamente di fronte alla perdita di tutto il piccolo mondo che ruota attorno alla propria casa e famiglia, il momento che si pensa possa arrivare solo per gli altri, per le vittime dello tsunami nell'Asia lontana, le vittime del terrorismo e di incidenti stradali, i derelitti che annegano al largo della costa siciliana, quel momento è arrivato, è qui e ora.