Mi trovo a Roseto degli Abruzzi - la cittadina che ha aperto i suoi alberghi, le sue case e il suo cuore per abbracciare la mia e migliaia di altre famiglie sfollate, trattandoci tutti come ospiti preziosi. Questa mattina sono partita alle 5.30, volevo essere vicino ad alcuni che conosco la cui Passione è iniziata il 6 aprile, il cui culmine sarà oggi alle 11, nel giorno in cui si celebra la morte di Cristo; saranno lì, nell'ampio cortile occupato dalle 205 casse, alcune di esse - troppe - bianche; sulle bare solo un fiore, o un giocattolo, o la maglia della squadra locale di rugby. Lungo l'autostrada mi sono fermata in un autogrill, dove erano parcheggiati autobus e tanti, tanti carri funebri. Le auto migliori, splendenti, veicoli di lusso, le cui targhe mostrano la provenienza da ogni parte del centro e sud Italia, vetture che venivano per offrire l'ultimo viaggio verso la destinazione finale a tanti miei sfortunati concittadini.
Mentre procedo verso L'Aquila, sorge il sole, illuminando di sfumature purpuree le nevi del Gran Sasso, inondando di colore le verdi vallate e colline ai due lati della strada, che come i meandri di un fiume grigio scorre lentamente verso la città. Lungo la strada, in fila infinita quelle vetture insolitamente lunghe, una dietro l'altra, dirette a prendere ciascuna il proprio passeggero. Ho sempre pensato che la pioggia è cornice adatta per un funerale, non i caldi raggi del sole sui volti bruciati da lacrime salate, sulle anime angosciate nel gelido inverno della disperazione, non i raggi di sole che tentano di scaldare poveri corpi lacerati che non saranno mai più caldi ... "we are put on Earth a little space, so that we can learn to bear the beams of Love".