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Diario dall'Aquila

Aquila Bella

11 aprile, 5 am - Abbiamo - non posso dire "qui" ora, sono 100 km da L'Aquila - così è "lì", un modo di dire - Aquila bella me' - usato per riferirsi a tempi passati, quando le cose erano migliori, diverse, una nostalgia per vecchi modi di vita. Questa espressione viene ripetuta oggi in tanti modi, non con la nostalgia di quando la gente si comportava diversamente, ma con quel dolore che colpisce allo stomaco - ogni piccolo dettaglio delle mura e dei vicoli che abbiamo inconsciamente imparato a memoria percorrendoli ogni giorno di ogni mese di ogni anno - i punti di riferimento del nostro paesaggio, sono dispersi da qualche parte, ovunque, nella Terra Desolata, ma quel piccolo dettaglio è così grande nel paesaggio della memoria. La città potrebbe essere ricostruita utilizzando la memoria vivente degli Aquilani, se non ci fossero immagini, GoogleMap ... piante stradali - un vero e proprio "Atlante della Memoria", come la mia classe quinta ha intitolato lo scorso gennaio il lavoro multimediale su episodi della Seconda Guerra, che come un presagio comprendeva anche Onna e Paganica.

Gli aquilani sono orfani che si sentono ora commossi da tutte le persone che in un modo o nell'altro li hanno letteralmente adottati. Un bambino viene dato in adozione perché non ha nulla, e la maggior parte degli Aquilani adesso hanno a malapena se stessi. Nelle case sono rimaste foto di matrimoni, album di famiglia, disegni infantili incollati su frigoriferi ormai da gettare, insostituibili byte di memoria per i quali non esiste backup. Come un anziana signora - vera e propria metafora d'Abruzzo - ha detto piangendo, nell'abbraccio del Premier Berlusconi, "Aiutatemi per favore, aiutatemi, ho perso tutto, non ho più neanche i denti".