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Diario dall'Aquila

immota PHS manet

Lo stemma della città è un aquila sormontata da 3 lettere, un monogramma variamente interpretato, "PHS" e ai due lati le parole "immota" e "manet", non quindi come molti dicono semplicemente "immota manet", ma "immota PHS manet". Molto è stato detto in questi giorni in merito all'espressione "immota manet" (resta immobile), che per alcuni assume un significato tragicamente ironico, se non si separano le due parole con il PHS. Mi piace interpretare il participio passato latino come una sorta di condizione: con tutto ciò che è successo, nonostante il terremoto, nonostante le cattive pratiche di costruzione e l'avidità che hanno rappresentato la Gomorra della nostra terra negli ultimi decenni, la città resta qui, la ragnatela sociale resta qui, gli aquilani restano qui. Coloro che vivono, resteranno qui, piangeranno i loro morti, onoreranno i loro morti, circondati dalla forza silenziosa proveniente dalle nostre montagne maestose, proveniente forse dalle tante care anime che ora dall'alto resteranno a vegliare la città, per sempre.

Il PHS è a volte spiegato come il "per hoc signum vinces", apparso nel 313 dC nel cielo con una croce fiammeggiante all'imperatore romano Costantino, che scegliendola come emblema vinse la sua battaglia e fece del cristianesimo la religione ufficiale dell'Impero. Il signum è l'altera regina dei monti e del cielo, l'aquila di pietra sopra l'iscrizione della Fontana delle 99 Cannelle e sull'ingresso del Forte spagnolo, il rapace che scende dall'alto dei monti lanciando il grido che risuona nell'aria, e oggi l'infinito stormo di elicotteri di soccorso che ogni minuto volano sopra le nostre teste uccidendo il silenzio.

Nel 1703 la città era sola. 306 anni dopo la città è parte viva, anche se ferita, dell'Abruzzo, dell'Italia, del mondo. Il corpo globale ha fasciato gli artigli sanguinanti, ha dato sostegno alle zampe spezzate, ha fissato le ali ferite, fornisce sollievo alla sete e alla fame, con parole di conforto aiuta a dormire la mente straziata della madre aquila che ha visto i suoi piccoli schiacciati, la convince a dormire cosicché le ferite dell'anima possano cominciare a guarire, finché verrà il momento in cui potrà volare di nuovo, quando VORRA' volare di nuovo, libera e fiera, sempre più in alto verso le cime innevate e poi giù, planando sulle amate foreste e verdi altopiani, e sul bel profilo di torri e cupole che si innalzano sul colle di Acquili al centro della valle.