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Diario dall'Aquila

L'erede dei mastri orafi del passato

Questa mattina, 15 aprile, di nuovo a L'Aquila, a dar da mangiare ai miei gatti, ai pesci d'acquario e altri animali in giro. Al piano terra della mia casa, nei giorni dopo il 6 aprile è stato organizzato una sorta di piccolo quartier generale, con provviste, computer, TV, bagno. Il fratello minore di mio marito e suo cugino vi si sono insediati. Non hanno figli, non hanno bisogno di lasciare la città. Ho trovato Paolo a controllare le scosse, con la pagina perennemente aperta del sito ufficiale INGV e accanto a lui una gabbia con due bei pappagallini dall'aria intelligente, divertita.

Paolo (profilo Facebook) è un artista e creatore di gioielli unici. Per decenni si è sentito chiamato a cercare fortuna, a creare la sua carriera altrove, ma le sue radici hanno continuato a trattenerlo alla caviglia. Suo padre, brillante pittore, fu portato via da una leucemia a 42 anni. La madre di suo padre cadde in un bombardamento durante la Seconda Guerra Mondiale, per salvare la vita del figlio più piccolo facendogli scudo con il proprio corpo. La sorella maggiore di suo padre è rimasta sotto le macerie della sua casa, questo 6 aprile, nel centro dell'Aquila.

La mattina dopo il terremoto, Paolo ha iniziato una personale via crucis dal cortile della sua casa in periferia verso il centro, dove al quarto piano di un palazzo antico era il suo laboratorio creato con gli sforzi di una vita. Ha continuato a scattare foto, mentre saliva, passando per la villa e Piazzale Paoli, dove la strada aveva creato un cratere, dove una fila silenziosa di sopravvissuti infagottati in poche striminzite coperte sedeva sulle panchine di un parco giochi per bambini, con gli occhi fissi nell'attesa. Proseguendo a piedi per il centro, arriva a Piazza della Repubblica (che gli aquilani chiamano ancora col vecchio nome di Piazza della Prefettura), dove il maestoso Palazzo del Governo è disseminato ovunque, lasciando aperto agli sguardi l'interno della chiesa di Sant'Agostino, sorpresa nel sonno come una vecchia signora con la gonna lacerata e il corpo nudo offerto spietatamente alla vista dei passanti.

Di fronte al palazzo tanto maestoso fino a poche ore prima, Paolo abbandona ogni speranza per il suo laboratorio, e inizia il viaggio di ritorno. Tornerà 2 giorni dopo, accompagnato da vigili del fuoco, per salvare ciò che era possibile prendere. E dimenticando altri importanti strumenti della sua arte, prenderà le cose più preziose sopravvissute, i due pappagalli colorati ancora in vita, pur se rimasti senza acqua e cibo per due giorni.

Paolo ha scritto sulla sua pagina di Facebook:
"Dalle rovine, dal nulla e dal silenzio di questi giorni ci è stata data la possibilità di riscoprire nuove certezze, forse le più vere. Questo processo non è un sogno, ma può diventare l'inizio di un cambiamento della nostra realtà, un cambiamento necessario per aumentare la nostra consapevolezza, noi stessi saremo i primi ad essere sorpresi dalla magia di ciò sapremo di sperimentare, di condividere, conquistare".