Gli eventi catastrofici segnano cambiamenti epocali, i legami che tenevano insieme le molecole sono spezzati, atomi e ioni isolati vagano senza meta alla ricerca di nuovi legami, i vecchi rapporti legati alla casa, al vicinato, all'amicizia, alla frequentazione dei luoghi sconvolti dal terremoto, sono crollati, come cavi elettrici troncati dalla caduta degli edifici, si devono scoprire nuovi metodi di incontro e contatto. Il vecchio vicinato non c'è più, i nuovi vicini si trovano sotto le tende e nelle città della costa.
Una scuola nuova per me oggi, nuovi colleghi, nuovi studenti, devo voltare le pagine della mia memoria, le strategie per incontrare una nuova classe, che cosa devo fare con nuovo caos sconosciuto prima di poter stabilire regole, la mia mente non è pronta a seguire una sequenza programmata ... poi l'impatto è più facile del previsto, gli studenti sono interessati, li aiuto a prepararsi per un test che dovranno fare tra breve.
Trovare un negozio dove acquistare una padella. Un buco nell'acqua. Un oggetto così comune, non riesco a trovarne una le cui caratteristiche e prezzo vadano bene. Non possiamo cuocere neanche un uovo, in questi giorni. Ricordo la notte scorsa, la mia "vicina" Francesca invita la mia famiglia e un'altra nella minuscola zona giorno del suo bungalow, e su uno dei due fornelli si mette a fare le crepes, decine di crepes, mentre due dei ragazzi le riempiono di Nutella o marmellata - ne provano anche alcune con doppio ripieno. Un paio d'ore di divertimento, ci diciamo scherzando - se venisse adesso una troupe televisiva, immaginate, faranno un servizio speciale su come gli sfollati si stanno divertendo spesati di tutto ...
A pranzo in ristorante - era la domenica dopo Pasqua e c'era un inviato TV con un cameraman che faceva riprese - uno "sfollato" si è alzato dal suo posto a tavola, chiedendo loro bruscamente di andare via, di non invadere la nostra privacy. Anche se da un lato, il mio vecchio io ante-terremoto simpatizzava con lui - nessuno ama comparire nei notiziari in questa situazione, con abiti che non sono nostri, senza trucco, capelli in disordine. D'altra parte con la mia neonata consapevolezza - che ancora non sento mia e mi sorprende come abbia sopraffatto la mia precedente identità - penso alla comunità globale che ha aiutato e sta aiutando tanto, tutti noi, alle innumerevoli persone che non conosciamo i cui figli, figlie, padri, coniugi hanno lasciato le loro case durante la notte, destinazione Terra del Terremoto, per cercare di aiutare, e che sono arrivate presto, tanto prima dei soldi dello Stato che ancora nessuno vede - penso a tutte le persone che hanno donato denaro anche in questo momento di crisi economica - e mi rendo conto che è importante mostrare a tutti quanto è stato necessario il loro aiuto, quale grande dono hanno fatto. È come dire grazie, grazie.
E così non condivido l'atteggiamento del mio concittadino, anzi, sento un po' di vergogna per il suo comportamento non "abruzzese". La troupe televisiva dopotutto non stava riprendendo persone decedute, o ferite, o angosciate, ma una comunità rumorosa a pranzo in un ristorante. Questo non è il tempo di essere orgogliosi o arroganti. La cinepresa stava filmando gente che stava insieme, la solidarietà dopo l'evento che tanto tragicamente ha dimostrato com'è fragile quanto si è costruito per tutta una vita, il nostro castello di carte su cui improvvisamente la Natura ha starnutito in un momento di distrazione. Questo non è il momento di essere orgogliosi della nostra privacy, ora che l'interno del case sventrate è nudo, come in un reality del Grande Fratello, sotto gli occhi di tutti.
Il mio orgoglio di oggi è solo per i soccorritori, i volontari, i vigili del fuoco, orgoglio per loro, orgoglio che esistano. Il nostro orgoglio privato potrà tornare un giorno, certamente ritornerà, ma non molto presto, non certo oggi né domani.