Siena era la sua città natale, ma Aquila aveva il suo cuore, in Aquila voleva riposare per l'eternità, quel 20 maggio 1444. Sui portali degli orgogliosi palazzi della città aveva chiesto di porre, invece dello stemma della famiglia, le lettere IHS - le iniziali di Gesù in greco - circondate da una corona di raggi di sole. Molti dei portali semicaduti ancora mostrano il monogramma di pietra scolpita, passaporto dei loro abitanti per la vita eterna.
I discepoli Giovanni da Capestrano - lo stesso santo a cui la missione di San Juan Capistrano, in California, è dedicata - e Giacomo della Marca lavorarono negli anni successivi per innalzare la stupenda basilica rinascimentale ove riposano le spoglie mortali di San Bernardino, e ogni anno da allora il popolo di Siena viene ad Aquila a portare il sacro olio, in una sorta di gemellaggio ante-literam. Nella grande basilica Luca della Robbia fece la stupenda composizione in marmo e smalto azzurro della navata destra, Silvestro scolpì il sepolcro magnificamente triste ove Maria Pereyra Camponeschi depose la figlioletta di 2 anni, lasciando per sé uno spazio per il momento in cui si sarebbe riunita a lei. Come a tanti genitori oggi, alla bella dama, fotografata nell'antico marmo con le sue ricche vesti rinascimentali, fu assegnato il destino di sopravvivere alla sua creatura.
EAMUS AQUILAM. Ogni mattina dalle città lungo le calde sponde dell'Adriatico migliaia di automobili partono all'alba per riportare una comunità di sfollati alla città natale, a lavorare, a riprendere oggetti di uso quotidiano, a gestire la necessaria burocrazia, o semplicemente in visita. Come me hanno bisogno di tornare, 2 o 3 volte a settimana. Non mi serve prendere oggetti dalla casa, ma mi manca la vista ristoratrice delle mie montagne, ancora coperte di neve, l'aria rigida che lentamente si scalda all'avvicinarsi del mezzogiorno.
EAMUS UNDAM. Oggi, il giorno che ricorda la fine della Seconda Guerra Mondiale per l'Italia, in ogni città e villaggio del nostro bel Paese generoso - grande campo di battaglia della Guerra - si tengono le celebrazioni per onorare coloro che hanno combattuto sinceramente da qualunque parte, i civili e soldati di tante nazioni che hanno inviato i loro giovani più forti e belli a combattere per noi, a versare sangue caldo come gocce di rugiada su un terreno un tempo fertile, reso arido e devastato dalle bombe.
Dopo questa nuova devastazione, il Primo Ministro italiano ha deciso di celebrare in Onna, la frazione in cui il 20% della popolazione ha perso la vita nel terremoto, la frazione in cui una rappresaglia tedesca nel 1944 prese altre vite di partigiani, donne, anziani. Una ragazza uccisa nel 1944 era la sorella di un anziano morto per le ferite del 6 aprile 2009. Un destino tragico per questa apparentemente tranquilla, pacifica comunità agricola incastonata tra il verde delle montagne d'Abruzzo. Un'eredità tragica per le generazioni future, i bambini e i giovani sopravvissuti alla devastazione di quest'anno, i bambini dai grandi occhi senza parole, le certezze quotidiane scomparse in 38 secondi, le loro giovani anime solo un abisso senza fondo, e più avanti, i loro domani che si aprono su un futuro sconosciuto. Dobbiamo andare a L'Aquila, dobbiamo andare a Onna, non devono essere lasciati soli, non saranno lasciati soli.