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Diario dall'Aquila

I Gioielli e l'Eredità

Gli abruzzesi hanno bisogno della loro storia come alberi che non possono vivere a lungo senza le proprie radici. Cosa si deve portar via dalle macerie e rovine della casa del passato, da ripiantare nella casa del futuro? I necrofagi vanno furtivi in cerca di macchine fotografiche, computer portatili, contanti, oro. Ma la giovane donna che torna con un pompiere, un casco anche per lei, è andata dritta al suo obiettivo, l'insostituibile pegno di continuità per il luogo che sarà chiamato casa da qualche parte nel futuro: le fedi dei suoi genitori, una immagine di sua madre degli anni Cinquanta.

Il nostro presente scomposto, frammentario, non è che un ponte tra passato e futuro.

Sul pavimento della mia sala tra i vetri rotti c'è la grande foto di un parente, un giovane - appena più che adolescente - in uniforme da Bersagliere, datata 1917, un paio di mesi prima della sua morte prematura nella Grande Guerra. La foto è intatta, unica memoria rimasta della sua esistenza, la sua tomba da qualche parte, senza nome e senza visitatori, tra le centinaia di migliaia a Redipuglia sui campi di battaglia della Prima Guerra, i sogni della sua vita portati via per sempre dal vento che spazza le nevi alpine nascoste tra le nuvole.

Qualcosa nell'espressione, nel viso del giovane soldato stranamente si riflette in mio figlio oggi, ed è come se la somiglianza riunisse le trame del nostro passato, come se una sconosciuta Dike fosse al lavoro dietro le quinte e il poco che vediamo fosse solo la punta dell'iceberg di un disegno più grande. Ripenso al 1804, quando l'antenato di un mio amico fu ucciso in montagna dai briganti a 40 anni, lasciando soli moglie e figli ancora piccoli; dissi allora al mio amico - un po' per scherzo - sei stato fortunato nella tua vita, perché questo antenato di cui ignoravi anche l'esistenza fino a poco fa, riscattò con la sua morte crudele la tua esistenza privilegiata.

E così la mia famiglia è stata risparmiata, in questa generazione, mentre il fratello del nostro bisnonno venne preso a 19 anni. E penso ad un altra giovane vita, strappata prematuramente da un destino indifferente, al fratello di mio padre, che giocando a calcio con altri ragazzi a Piazza Navona scivolò su una delle due fontane, e a mia nonna - mai conosciuta - che con le mani tra i capelli mescolati al sangue dovette accompagnare il suo ultimo respiro, e pianse per due anni sulla sua tomba, prima che anche la sua vita venisse portata via, misericordiosamente. Altri due anni e anche il marito, mio nonno, li seguì entrambi, col cuore schiacciato dal troppo dolore, incapace di vivere per il solo figlio rimasto. Così nel 1941 mio padre, solo al mondo a 11 anni di età e in tempo di guerra, venne accolto dallo zio materno, che aveva già undici figli suoi, e venne portato a vivere in Aquila.

Come se la fame di una Dike greca fosse stata saziata dalle vite strappate e del dolore di generazioni precedenti, la mia famiglia e tutti i discendenti sono stati risparmiati questa volta, grazie a Dio, abbiamo la nostra vita, e i nostri figli, e mi sento graziata e colpevole per gli altri la cui condanna a morte è invece stata implacabilmente eseguita. Come può una madre, un padre, vivere dopo aver sepolto un figlio, so che non potrei far fronte a un simile destino, sento vergogna del regalo che ho ricevuto, e umiliazione in presenza di quei genitori che devono aprire gli occhi su nuovi giorni, e il primo pensiero è la consapevolezza che gli occhi sorridenti dei figli, per sempre addormentati nella scura terra, non si apriranno mai più per guardarli, in questa vita.

Tanti angeli splendidi, nascosti dalle nuvole stanno cercando di entrare in contatto con loro, questa pioggia ininterrotta è come lacrime per i loro cari desolati, lasciati vivi tra le rovine, pioggia che tenta di lavare via l'angoscia, e portare un po' - solo un po' - di conforto, se mai ciò sia possibile - ma sono così lontani da questo mondo, il conforto potrà arrivare, forse arriverà, ma per le generazioni che verranno dopo la nostra e che si racconteranno la nostra storia.