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Diario dall'Aquila

Celestino e Benedetto

38 secondi hanno spazzato via 715 anni, durante i quali la chiesa di Roma aveva ignorato il santo eremita addormentato nella sua bara di cristallo, con indosso le sontuose vesti papali, in Collemaggio. Benedetto XVI ha pregato, primo Papa nella storia, davanti al corpo di San Pietro Celestino, di fronte alla prima Porta Santa del cristianesimo, in cui il primo perdono "gratuito" dei peccati veniva concesso a chi visitava la Basilica di Collemaggio con animo sinceramente pentito - non a chi poteva pagare. E chi poteva mai controllare la sincerità della loro anima, se non Dio? Un messaggio veramente dirompente per la tradizionale gerarchia della Chiesa, quasi 3 secoli prima di Martin Lutero. È comprensibile che la Chiesa di Roma deliberatamente ignorasse e cercasse di cancellare la memoria del Papa che non governò mai a Roma, ma in Aquila, il Papa che fu catturato dai soldati del suo successore, e tenuto prigioniero fino alla morte nel castello di Ferentino.

Per secoli gli studiosi sono stati indotti a credere che questo Papa fosse da identificare con la misteriosa creatura dell'Inferno Dantesco "che fece per viltade il gran rifiuto " (Inferno, III, 59), mentre gli Aquilani caparbiamente insistevano che il misterioso personaggio fosse probabilmente Ponzio Pilato.

Sopra la Porta Santa di Collemaggio c'è un'aquila di pietra, simbolo della città e dell'Impero svevo - di quel Federico II, conosciuto come stupor mundi - e l'immagine di San Giovanni Battista, tanto cara a Celestino V, nell'anniversario della cui morte, il 29 agosto, si celebra dal 1294 la Perdonanza.

E oggi questo Papa nato in Germania ha onorato il santo eremita, per la prima volta dopo secoli di volontario silenzio della Chiesa, e come per offrirgli l'onore delle armi, ha lasciato i simboli della propria incoronazione papale sulla bara di cristallo del suo lontano precedessore - oggi così vicino.