Incubi razionali, continuo ad avere visioni di ciò che sarebbe potuto essere. Sogno di non trovare uno dei miei figli, una sorella, un fratello, uno dei miei studenti, un vicino. Nei minuti dopo il mainshock delle 3.32 ci siamo contati - tutti gli abitanti della casa erano in salvo. Sono andata su per la strada, ho visto uno dei vicini "State bene?" Tutti salvi in quella casa. Poi ancora, la casa dopo, alla fine della strada, una coppia con una biondissima bambina di 5 anni, ok anche loro. Gli "uomini" continuano poi alla luce delle stelle, della luna e di qualche torcia a percorrere la strada nell'altra direzione, casa dopo casa, in questa ricerca istintiva di vicini per vedere se c'è bisogno di aiuto. All'ingresso della strada, la tragedia. Un mucchio di rovine, dove abitavano Rocco e sua figlia, che lavoravano entrambi in una stazione di servizio a poca distanza. La ragazza viene estratta, ferita ma viva, il padre sarà estratto ore più tardi, quando un uomo arriva da un terreno vicino con la sua ruspa. Sulla lista delle vittime, vedo che quel 5 aprile 2009 era stato il compleanno di Rocco, l'ultimo compleanno della sua vita.
Il mistero di non sapere quando arriverà il giorno è la certezza più profonda radicata nelle esistenze ora frammentarie, in cui si fa la fila per avere nuovi occhiali da vista, per prendere l'insalata, la frutta, le scarpe e il dentifricio, e ogni 2 o 3 giorni la via crucis del ritorno alla città, un villaggio abbandonato dopo l'altro, un campo di tende blu dopo molti altri, rincontrare altri amici e vicini e chiedere per prima cosa notizie dei loro cari, poi dove si trovano ora, evitando quindi il futuro, niente piani, niente domani, sopravvivere oggi e diventare più forti, come nella poesia di Langston Hughes "I too sing America", l'aquila deve mangiare e ritornare forte per quel giorno in cui si sentirà di volare ancora, quel giorno in cui il mondo vedrà quanto è bella.