Tutti coloro che erano stati resi miti dal cataclisma tornarono alle loro precedenti identità, e la maggior parte di quelli che prima erano miti divennero, se possibile, ancora più fragili, anche se alcuni erano diventati più forti, perché dovevano in futuro guidare la folla degli innocenti. La mite, dolce gazzella non era mai dovuta cambiare, e aveva accettato con nuova gioia l'amicizia del lupo, quando erano nell'Arca durante il diluvio, e continuò a vedere il lupo come amico un po' troppo a lungo, troppo tardi si rese conto del cambiamento che era avvenuto in lui.
Il lupo sfruttò la nuova amicizia e condusse la gazzella a seguirlo lontano dalla protezione del suo branco, lontano dai potenti zoccoli degli animali più grandi. Il lupo le parlava di un luogo incantato che aveva appena scoperto, e lei era curiosa di vedere questo luogo misterioso; non ebbe il tempo di capire ciò che stava accadendo, il lupo affondò le zanne affamate nel suo cuore rosso, smarrito. Ma stranamente il lupo non la uccise - era cambiato qualcosa in lui per sempre? - e con il sangue che le striava il morbido manto, le sue certezze crollate, la gazzella andò in cerca della madre, un oceano di lacrime, non ci fu bisogno di parole. La madre alzò gli occhi con una sentenza che cadde come una spada sul lupo, che sentì vergogna, e fuggì a nascondersi. Poi lavò le ferite, e cullò nel suo abbraccio la piccola, che si addormentò mentre il dolore guariva nel caldo, sicuro nido dell'amore materno.
Quando il mattino seguente il sole sorse di nuovo, la giovane gazzella era guarita, e i suoi begli occhi brillavano come perle nere sotto i raggi d'oro, riflettendo l'azzurro del cielo. Le zampe erano forti, lo spirito fiero, gli zoccoli ansiosi, mentre più bella che mai galoppava trionfante tra le onde, lasciandosi dietro una doccia di schiuma spumeggiante, verso lo splendido futuro all'orizzonte laddove mare e cielo si incontrano.