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Diario dall'Aquila

8 maggio 2009 - Gerusalemme e le Rondini

Arrivano fino alla nostra era, nascosti nella notte dei tempi, suggestivi parallelismi di un piano imperiale per una nuova Gerusalemme, stranamente capovolta come in uno specchio lungo le rive di un altro Giordano, nel XIII secolo allorché la città sorse, completa e splendida, nell'arco di pochi anni. Nella diffusa corruzione della chiesa di Dio, Federico II (o Corrado, in fondo non importa) aveva voluto un altro centro per la Cristianità, nel cuore d'Italia, a poca distanza dalla Roma dei Papi. Alcuni anni più tardi, il santo eremita Pietro da Morrone, già avanti negli anni, iniziò il suo viaggio a piedi verso Avignone, in Francia, dove il Papa gli concesse il riconoscimento della sua nuova austera regola, che già aveva migliaia di seguaci nella lontana, scoscesa terra d'Abruzzo, tra le montagne ove solo le aquile osavano volare, nei monasteri che erano diventati centri di rinascita spirituale.

Al suo ritorno si fermò a dormire sul Colle di Maggio, e nel sonno ebbe la visione profetica di una scalinata verso il cielo, con la Vergine Maria in alto, che gli chiedeva di costruire una chiesa in Suo onore in quel luogo solitario. La sua visione divenne la visione del popolo della città, e portò negli anni a venire alla costruzione della magnifica basilica con la facciata - ora appoggiata solo ad un ponteggio - di pietre rosse e bianche che formano un disegno di innumerevoli croci greche - come le tante nuove croci che sono fiorite dalla terra marrone in un solo giorno, quest'anno. Il rosso e bianco del mosaico si ripeteva in tutto il pavimento - ora coperto da tonnellate di detriti - con altri disegni che ricordavano i simboli templari, cosicché tra le tante leggende medievali c'era anche quella che racconta che il Santo Graal è da qualche parte sotto la Basilica, e il suo segreto è nascosto tra i misteriosi segni dell'altro emblema della città, la Fontana delle 99 cannelle (93 in realtà?).

Come Gerusalemme nel 70 dC, le mura dell'Aquila sono cadute in quest'anno del Signore 2009, il suo popolo, come quello di Gerusalemme, sfollato e disperso, e ogni giorno migliaia di "nuovi" pellegrini si accingono al loro viaggio di ritorno verso la città caduta. Quanto durerà l'esilio? Per quanto tempo gli aquilani saranno cittadini di tende o moltitudine nomade che migra ogni mese verso altri luoghi, altri quartieri ... forse che la transumanza è strettamente collegata ai nostri geni? Una nuova diaspora è iniziata il 6 aprile 2009, e non sono sicura se vedrò il ritorno.

Proprio come le rondini che di solito tornano a L'Aquila più tardi che in altri luoghi a causa del freddo clima d'alta montagna, come le rondini che non hanno trovato il nido che lasciarono alla fine di agosto, sotto quel tetto di quell'antica casa familiare - la casa, il tetto, il nido, spariti. Le rondini sfollate sono ora al lavoro, a costruire nuovi nidi sotto altri tetti di case rimaste in piedi, oppure quelle che hanno trovato i nidi distrutti hanno abbandonato la città, quest'anno?

Proprio come gli ebrei che solo dopo quasi 2000 anni tornarono alla loro Gerusalemme, perché neanche 2000 anni bastarono a distruggere il patrimonio di memoria, come le rondini che il prossimo anno torneranno, a verificare se la vecchia casa familiare è stata per caso ricostruita, perché la memoria innata è più forte della realtà fisica.

Proprio come gli ebrei e le rondini, gli Aquilani continueranno a tornare, per anni e anni, le generazioni che hanno vissuto il proprio 11 di settembre in questo 6 aprile 2009, e per i figli dei nostri figli i luoghi saranno monumenti di dolore e di ricordo. Le piazze, chiese, fontane, palazzi, vicoli della città, i villaggi in rovina, saranno per migliaia di loro tanti Muri del Pianto.