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Diario dall'Aquila

12 maggio - La tribù delle capanne di legno

Scheletri di legno iniziano a sorgere sui prati e cortili delle case abbandonate. Una nuova meraviglia e l'antico orgoglio per il mio clan, gente temprata e diffidente che non crede - nella secolare sfiducia per i tanti governi - che settembre porterà nuove case per tutti, e non intende aspettare sulle sdraio al sole che settembre arrivi. Sanno che a settembre la casa deve essere pronta, il raccolto stipato, i tetti riparati, perche la pioggia e la neve e il freddo possono arrivare all'improvviso. I colpi di martello echeggiano attraverso i campi e raggiungono il campanile in rovina e i vicoli fantasma, i pali in legno si alzano, le pareti iniziano a prendere forma. Come formiche, costruiscono le celle in cui sopravvivere durante l'inverno, gli Abruzzesi della montagna sanno che non possono permettersi di cantare e ballare durante l'estate, o piangere e attendere, il lungo freddo inverno verrà comunque, il tetto deve essere pronto ad offrire un caldo riparo ai piccoli.

Quando verrà settembre, la casa dovrà essere pronta, ed è per questo che stanno innalzando le pareti brune, il padre inchioda la porta, la madre sistema sul tavolo di plastica un piccolo vaso di fiori salvato dalla casa del passato, cerca dove mettere piatti e bicchieri e l'essenziale per un futuro d'emergenza ma accogliente che verrà, quando i bambini torneranno a fare i compiti malvolentieri, e guardare la TV, e inviare SMS agli amici. La normalità, l'ordinaria routine, deve essere riconquistata dalle fondamenta fino al tetto e all'antenna satellitare.

Scoprire - riscoprire - l'antica conoscenza di falegnami, nativi americani, camperisti, abitanti delle capanne, scegliere il sito migliore, lontano dalle mura, vicino all'acqua, soleggiato, ben drenato - per proteggersi da pioggia e neve e dalle scosse, perche la terra potrà tremare ancora domani, il mese prossimo, tra cent'anni, ma le vite risparmiate sono troppo preziose per affidarle al cemento, ai mattoni, alle tegole. Il legno dei nostri amici alberi, un tempo vivi come noi siamo vivi adesso, riconoscerà e proteggerà le altre vite, le schermerà dal sole, la difenderà dal freddo. In cambio pianteremo nuovi alberi, come i nostri antenati hanno fatto per tempo immemorabile - un tempo immemorabile che non era nella nostra memoria prima d'oggi - raccoglieremo le ciliegie che matureranno anche quest'anno sugli alberi dei giardini deserti, e l'anno prossimo cureremo gli orti abbandonati in cui non si sono piantati pomodori quest'anno.

Le tribù delle capanne di legno stanno imparando la lezione su come costruire una vita più semplice. Ciò che conta non è le proprietà che avevamo - sparite o prive di valore oggi - ma ciò che SIAMO, ciò che possiamo essere e fare, e - stiamo scoprendo questo nuovo stato d'essere - ciò che possiamo condividere. I vicini si aiutano a innalzare le case di legno, i ragazzi più grandi controllano fratelli e sorelle più piccoli e i figli dei vicini, e quando arriva la notte, i cani della casa a fianco abbaiano per difendere la tribù che vive in tende, camper, garage, automobili. Una nuova Era di Ringraziamento sta sorgendo per i pellegrini del terremoto.