English Italiano

Diario dall'Aquila

13 maggio - Destino?

Come in ogni anniversario del 9/11, quando si ripete ogni nome con la sua ricchezza di storia unica, improvvisamente interrotta da un inaspettato punto nel mezzo della frase, continuiamo a rileggere gli innumerevoli messaggi di dolore e di ricordo sul nero muro digitale, domandandoci per quale coincidenza hanno estratto il ramoscello più corto, i Trecento che hanno fermato il Nemico salvando la vita delle migliaia.

Giorno di nascita e di morte da meri numeri divengono simboli - questa vittima che condivideva il mio compleanno, ha ora la seconda inevitabile data incisa nella pietra, e registrata in un file Excel, e nei libri dell'anagrafe ancora da aggiornare. Due delle vittime erano nate lo stesso giorno, mese e anno, gemelli riuniti solo nelle date designate, l'uno accanto all'altra nella culla d'ospedale, e il mese scorso sotto una tenda nella stessa lunga fila, in attesa dell'abbraccio finale di una cassa di legno.

Alcuni decenni fa, nel vecchio ospedale le loro madri forse chiacchieravano e ridevano per alleggerire le lunghe ore di travaglio, e urlavano insieme nel parto finché non subentravano lacrime di gioia a cancellare il dolore. Dio voglia che le loro madri siano già andate prima di loro per non piangere altre lacrime in questi giorni. Tra le due date che racchiudono ogni esistenza preziosa e unica, ci sono stati migliaia di giorni di fragile umanità, ogni momento a riempire l'intervallo, inconsapevole, come se ci sarebbe sempre stato un altro domani. La data finale è stata incisa quest'anno con caratteri ripetuti centinaia di volte - 6 aprile 2009 - la data che nei secoli a venire comparirà nei libri di storia, in un tempo in cui sia le vittime che i sopravvissuti saranno già stati da lungo dimenticati - polvere siete ...

"Siamo posti sulla terra per breve spazio..." le parole eterne del poeta continuano a risuonare nella mente, mentre mi pongo la solita domanda, perché siamo qui e ora, in un tempo in cui vita e morte camminano fianco a fianco e l'una in un istante si trasforma nell'altra senza colpa da parte nostra, senza malattia, senza incidente. Quale velo copre la verità, c'è un senso nel coraggio, nel ricostruire ciò che in un batter d'occhio, nel tempo della Terra, sarà di nuovo polvere e come se non fosse mai esistito ...

Il castello di sabbia viene portato via dalla marea, i bambini che l'hanno costruito stamattina non sono più qui, sulla spiaggia deserta di un altro pianeta. La Terra Desolata è il nostro paesaggio, in cui la resa è così facile, a portata di mano, appena dietro l'angolo, lo straniamento così affascinante, abbandonare la mente alle onde della marea, fino a quando anche noi saremo portati via con la sabbia del castello.

Rialzati, torna a volare, continuano a dire tutti, ma a che scopo? La morte verrà lo stesso, come venne per il padre di Amleto, ignaro e nella pienezza dei suoi peccati, verrà nel mezzo della ricostruzione, o alla fine, ma comunque che importa? Rialzarsi per i figli? Ma non ho forza in più da dare agli altri oggi, nemmeno ai miei figli, non ho voglia neanche di sollevare un dito. Forse domani, domani proverò di nuovo le mie ali, ma non oggi, oggi c'è voglia solo di sdraiarmi, dimenticare il passato e il presente, perdere ogni identità rimasta nell'ipnotico suono delle onde, lasciarsi guarire dal mare.

Stress post-traumatico dicono, prova queste pillole, parla con i medici. A che scopo? La malattia è solo in alcune domande elementari, perché vivere, per cosa vivere, quale medico o farmaco è in grado di rispondere a queste domande? Avevo le mie risposte prima, risposte conquistate poco a poco che davano un senso ai miei giorni organizzati per un progetto futuro. Ma non c'è più futuro adesso. Tutti i piani sono spariti, ogni piccolo e grande progetto cancellato, lasciando una lavagna vuota, un buco nero che ha annientato le migliaia e migliaia di percorsi personali che ognuno di noi aveva costruito nell'arco di decenni. Il futuro è una pagina vuota, nera, oggi. Domani, la prossima settimana, il mese prossimo ... non sappiamo dove saremo, dove dormiremo o cucineremo, cosa faremo. E la forza di scrivere ogni giorno su una nuova pagina vuota - quando anche trovare una penna è una conquista -, senza passato e senza futuro, la forza è da qualche altra parte oggi. Era qui ieri, potrà tornare dopodomani, ma oggi non è qui.