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Diario dall'Aquila

16 maggio 2009 - La gioia è cosa semplice

La figlioletta di mio fratello, anche lei ignara superstite del terremoto, occhi meravigliosamente intelligenti, 4 mesi d'età. Non sa quello che è successo il mese scorso, e a dire la verità, non le importa gran ché. Ciò che le occorre, papà, mamma e nonna, ciuccio, pappa, pannolino pulito, e sorrisi, è tutto intorno a lei nell'ora minuscolo nido. Negli anni a venire mio fratello, camminando tra le rovine e le opere di ricostruzione del futuro, le racconterà con quale gioia avevano preparato la sua cameretta prima della sua nascita, nell'allora appena restaurata casa nel centro cittadino nel lontano 2008, e le parlerà delle sue prime uscite in carrozzina fino a Piazza Duomo, alla Villa, sotto i Portici, e di quante persone incontravano che le dicevano quant'era bella e facevano smorfie facendola sorridere da sotto il ciuccio.

Crescerà forse in un'altro luogo, o in una casetta di legno in campagna a qualche miglio dalla sua città. La mamma le racconterà, quando inizierà a uscire con le amiche, come le ragazze e i ragazzi della città abbandonata camminavano su e giù per i Portici, incontrandosi in piazza, ai Quattro Cantoni nei vicoli, ai muretti, e le mostrerà le immagini delle grandi basiliche, non ancora restaurate e chiuse al pubblico. Si stancherà sicuramente un giorno di sentire tutte le storie di "prima del terremoto", come noi ci stancavamo di sentire i nostri genitori parlare dei tempi della guerra.

Lei è il futuro. Noi che vivevano prima del terremoto, e stiamo vivendo durante il terremoto che ogni giorno continua a scuotere ciò che faticosamente abbiamo appena recuperato delle nostre certezze, siamo forse invecchiati dentro, temo che ci accontenteremo di quel minimo di ricostruzione sufficiente a vivere ciò che resta della nostra vita con dignità. Siamo vecchi, perché abbiamo visto bambini e giovani morire prima di noi, perché ciò che abbiamo costruito con decenni di mutui, sacrificio, duro lavoro, momenti belli e brutti, è un cumulo di detriti irriconoscibili che le ruspe rimescolano insieme e portano via verso le discariche.

I suoi occhi sono pura gioia di vivere il presente. Noi tutti dovremmo imparare da lei, che è felice perché ha intorno tutte le persone che le servono, e sembra dire "il resto verrà". C'è qualcosa di sottilmente malato in una civiltà che dà troppa importanza alle cose, più importanza che alle persone - è vero che dopo un incidente d'auto, passato il panico iniziale e dimenticate le parole "grazie a Dio nessuno si è fatto male", si comincia a pensare ai danni dell'auto. Stiamo imparando a viaggiare leggeri, e "dopo il terremoto" abbiamo effettivamente abbandonato il superfluo fatto di vestiti, scarpe, calze, l'abbondanza di piatti e bicchieri in cucina enorme ... avevo 150 metri quadrati di casa a cui pensare, sempre in disordine a causa del poco tempo e di tre figli, e ora quella casa, se recuperabile, mi è estranea, non ho bisogno di troppe cose per vivere, neppure dell'1% di quanto è ancora nella casa adesso, la sera lavo slip e maglietta per il giorno dopo, niente collant o gonne o borse e scarpe coordinate.

Ma Cristiana sa già tutto questo, mentre a me c'è voluto un terremoto per capire. Lei che ha l'assoluta innocenza dei grandi spiriti della nostra storia, come Mahatma Gandhi, che non portava neanche le scarpe e aveva lo stesso semplice indumento sia d'inverno che d'estate, e sapeva che gli esseri umani sono la sola cosa importante nella vita. Per favore insegnami ad essere felice del presente, del sole che oggi splende, del pasto che avremo per cena, del gelato che abbiamo appena preso insieme, a lasciare indietro i rimpianti del passato, a non preoccuparmi troppo di un futuro ancora e ancora a lungo informe!