Un paio di giorni fa ero con mio fratello e sua moglie a Sulmona (dove si trovano gli uffici INPS e del catasto per gli abitanti dell'Aquila). Sarebbero partiti il giorno dopo per Milano, per il concerto degli U2 con i biglietti recuperati dalla casa inagibile, per cui Jane era nel suo trasportino per essere lasciata ad una pensione per cani. Mentre mio fratello svolgeva delle pratiche presso gli uffici, io e mia cognata portiamo Jane a sgranchirsi le zampe nei giardini della villa di Sulmona. Poi mia cognata deve andare in bagno (il bagno è un problema costante per gli sfollati, come per i turisti), così troviamo un bar moderno che dovrebbe avere un bagno pulito, ordiniamo qualcosa da bere, e lei chiede della toilette.
Io aspetto fuori del bar, con il guinzaglio di Jane saldamente in mano, quando improvvisamente qualche rumore o altro spaventano la cagnetta, che inizia a tirare per scappare. Le ordino di stare buona, ma ovviamente il pensiero di obbedirmi non sfiora neanche il suo cervello canino. E anche se non è un cane di grossa taglia, riesce a spezzare il guinzaglio e scappa via. Corro dietro di lei lungo il marciapiede, ma è troppo veloce per me, i suoi geni in qualche modo le dicono che ci potrebbe essere una volpe dall'altro lato della strada ... così decide di attraversare (il corso di Sulmona) e continua a correre dietro le automobili, e io dietro di lei. Lancio un'occhiata alla porta del bar, sperando che mia cognata stia uscendo ... niente da fare. Nella mia mente si forma la visione di noi poveri cristi sfollati raminghi per tutto il giorno a Sulmona nel caldo a chiedere a tutti quelli che incontriamo se hanno visto un beagle, mia cognata che piange e si dispera, o di noi che troviamo Jane riversa sull'asfalto, o qualche altro deprimente scenario. Basta, è troppo. Non posso permettere che un cane ci faccia questo. Ho sconfitto anche un terremoto.
Le mie sessioni di jogging con la mia amica Fedora intorno al castello dell'Aquila la mattina presto di 25 anni fa, e altrettanti kg fa, e tre gravidanze fa, per un attimo sembrano ieri, la mia cellulite ridiventa tessuto muscolare, faccio uno sprint per una decina di metri, raggiungo Jane, mi lancio come farebbe un giocatore di rugby della mia amata città per bloccarla, la afferro al collare e la getto a terra. In mezzo alla strada. Le auto si fermano, immediatamente mi ritrovo circondata da persone che cercano di aiutare, due uomini tengono Jane quasi morta di paura, una signora la consola, un altro uomo mi aiuta ad alzarmi ("Siete aquilani, vero?"), la signora va a prendere una corda da un negozio di ferramenta per il collare di Jane. Del sangue gocciola dalle mie dita su Jane - le nocche sbucciate sull'asfalto - e sono in mezzo al traffico, molto scarso per fortuna a quell'ora di mattina.
Non avrei mai rischiato prima del terremoto per un animale. Non l'ho fatto anni fa per il mio gatto che scappò via quando eravamo dal veterinario. Ma questa è l'era post-terremoto, possiamo fare qualsiasi cosa.