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Diario dall'Aquila

19 luglio 2009 - L'erba che cresce

Il mucchio di macerie è più basso, polvere e piccoli detriti sono stati portati via dalle piogge degli ultimi tre mesi. Quella notte, mattoni, calce, mobili, si mescolarono al sangue, al corpo della vittima, e alle lacrime versate. Il tempo è passato, soli e lune sono sorti e tramontati sulle macerie, ogni giorno la cicatrice si chiude un po' di più sulla ferita aperta, anche se non vogliamo, anche se ci sentiamo colpevoli per il dolore della ferita che non fa più male come prima.

Poi l'altro giorno, passando come sempre lungo la casa caduta per raggiungere la mia, ho visto un nuovo colore, il verde chiaro, tenero, di nuovi, delicati fili d'erba che sono nati sulle macerie. Semi e terra portati dai caldi venti d'estate hanno fatto nascere qui questa semplice vita, qui dove la morte ha colto senza pietà il ricco tesoro umano.

La vita che cresce dove è passata la morte, e ricopre la morte di un nuovo manto verde. Come John Keats scriveva nel suo diario, mentre ascoltava il suono della fontana di Piazza di Spagna, in quella stanza che sapeva avrebbe accolto il suo ultimo respiro ... "Sento già il suono dei fiori che crescono su di me".