"A rendere più precarie le condizioni dell'Abruzzo agli inizi del '700 si aggiunsero i terremoti che colpirono L'Aquila, nel 1703, e Sulmona tre anni dopo. Quello dell'Aquila fu una vera e propria sciagura: la sera del 2 febbraio, dopo alcune scosse più lievi verificatesi nei giorni precedenti e che avevano peraltro seriamente danneggiato alcune abitazioni e chiese, tra le quali San Pietro di Sassa, San Quinziano, San Pietro di Coppito e Santa Maria di Roio, un tremendo boato accompagnò il crollo simultaneo di quasi tutta la città e i morti, rinvenuti sotto le macerie, furono oltre 3.000.
La città, così duramente colpita, sembrava rassegnata ad un ruolo marginale nella vita regionale, se nel 1712 contava poco più di 2.500 abitanti; ma la capacità di ripresa degli aquilani prevalse sullo sconforto e lentamente la città riacquistò il posto che le competeva."