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L'Aquila - Immota Manet

Valeria Ricotti, aprile 2009

La terra tuona,
poi trema,
si apre e ingoia le grida,
sputa polvere,
sanguina.
Si sgretolano case,
macerie soffocano
il silenzio della notte,
la paura dilaga
con il pianto di chi vive
e il sospiro di chi ci lascia.
Un attimo, ed è devastazione.
Se penso alla carezza del mio ultimo sguardo,
L’Aquila, quando ancora
le tue chiese, rose nel giardino di pietra
le tue piazze, grembo per i giovani
i tuoi portici, cornici di memorie senza tempo
le tue fontane, specchio per montagne innevate
le tue strade, dedalo di bellezza
le tue vecchie mura, antico abbraccio
il tuo castello, corona sul capo di regina.
Ora, aquila colpita in volo, la mia città geme.
Surreale desolazione
quadro metafisico,
rimangono ruderi a difendere il ricordo,
frammenti di speranza
ad infondere nell’anima della sua gente
l’immensa, invincibile, inarrestabile
forza
per restituire splendore
alla sua immortale bellezza.